
Manciù, la Dinastia
guerriera
Manciù, l’ultima Dinastia che ha
governato sul Celeste Impero dal 1644 al
1911, sarà la protagonista della quarta
Mostra sulla Cina: le armi e le uniformi
militari dei grandi imperatori Kangxi e
Qianlong, le preziose suppellettili della
reggia di Mukden, le mitiche collezioni
dell’Imperatrice Cixi saranno esposte
insieme ai reperti che testimoniano il
crollo dell’Impero e l’avvento della
Repubblica.
L’epopea dell’Ultimo
Imperatore
Per la prima volta al mondo gli oggetti
personali dell’ultimo imperatore della Cina,
Pu Yi, protagonista dell’indimenticabile
film-capolavoro di Bernardo Bertolucci,
usciranno dal palazzo di Changchun, già
capitale dell’Impero fantoccio del Manchukuò,
e saranno esposti a Casa dei Carraresi. Una
parte della mostra sarà dedicata all’epopea
umana dell’Ultimo Imperatore con documenti
storici e fotografie.
Dalle collezioni e dagli archivi della
cina i reperti e i documenti ancora
sconosciuti in occidente e in esclusiva
mondiale per la grande mostra che conclude
il ciclo della “via della seta e la civilta’
cinese”.
La Mostra è stata inserita dal Governo
Cinese nel Programma ufficiale dell’Anno
della Cina in Italia e delle celebrazioni
del Quarantennale dell’apertura delle
relazioni diplomatiche tra Italia e Cina
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CONEGLIANO (TV) - PALAZZO SARCINELLI
DALL'11 NOVEMBRE 2011 AL 15 APRILE 2012
BERNARDO BELLOTTO

Dopo il grande successo della mostra dedicata a
Cima da Conegliano, con oltre 110.000 visitatori in quattro mesi di
apertura, Palazzo Sarcinelli di Conegliano si appresta a ospitare un’altra
iniziativa di grande importanza storico-artistica.
Dall’11 novembre 2011 al 15 aprile 2012, le sale del palazzo cinquecentesco
nel cuore della città di Conegliano, si apriranno alle opere di BERNARDO
BELLOTTO (1721-1780).
Curata da Dario Succi, promossa dal Comune di Conegliano, prodotta e
organizzata da Artematica, l’esposizione sarà realizzata grazie
all’imprescindibile partnership con PromoTreviso e Unascom Confcommercio
della Provincia di Treviso
Attraverso molti prestiti provenienti da importanti istituzioni pubbliche e
private, come la Pinacoteca di Brera di Milano, l’Accademia Carrara di
Bergamo, la Galleria Nazionale di Parma, il Royal Castle di Varsavia, la
Castle Howard Estate di York (UK), il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Civica Raccolta delle Stampe
Achille Bertarelli di Milano, la mostra ripercorrerà tutta l’evoluzione
creativa di uno dei maestri assoluti del vedutismo veneziano che seppe
mettere a frutto le scoperte e le conquiste tecniche dello zio Antonio
Canal, detto Canaletto.
Una quarantina di capolavori analizzeranno l’itinerario artistico di
Bernardo Bellotto, scandendo le tappe fondamentali della sua carriera, dalle
vedute di Venezia e delle città italiane – Firenze, Lucca, Roma, Milano,
Torino, Verona – a quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Monaco,
Varsavia. A queste ultime verrà riservata un’attenzione particolare, con
l’intento di far percepire ai visitatori le qualità di un singolarissimo
modus pingendi.
La ristretta, ma qualitativamente superba, selezione di opere dei grandi
artefici del genere, come Carlevarijs, Marieschi, Guardi e Canaletto, che
con le loro innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere
universalmente il fenomeno del vedutismo e con esso il mito e l’immagine di
Venezia, farà comprendere il contesto da cui si sviluppò il lavoro di
Bellotto, il suo modo di costruire equivalenze pittoriche della realtà,
arricchite di una straordinaria complessità, accuratezza dei particolari ed
esatta osservazione e resa delle architetture. Al tempo stesso, consentirà
al visitatore di cogliere l’evolversi della produzione vedutistica lungo
tutto l’arco del Settecento.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo
Marsilio editori.
Il genere pittorico del vedutismo è stato oggetto
negli ultimi decenni di molteplici studi, legati ad iniziative espositive
che hanno sottolineato il crescente favore del pubblico per quello che viene
concordemente considerato come il fenomeno più innovativo e caratterizzante
nell’arte europea del XVIII secolo.
La peculiarità delle caratteristiche ambientali e architettoniche e la
presenza di alcuni maestri particolarmente dotati fecero di Venezia il luogo
ideale per la sperimentazione di un nuovo modo di ritrarre la capitale della
Repubblica Serenissima, fissandola in una dimensione senza tempo.
Se Luca Carlevarijs contribuì in maniera decisiva alla svolta antibarocca
dell’arte veneta evocando nei dipinti l’atmosfera distintiva della città e
il valore mitico di una vicenda storica millenaria, Canaletto utilizzò
quegli esempi per elaborare un repertorio di immagini organizzato con
coerenza stilistica e una qualità espressiva assolutamente incomparabili. Su
un piano diverso si svolge l’attività di Michele Marieschi che, riproducendo
la città scenograficamente come un Gran Teatro, aprì la via alle visioni
panoramiche di Francesco Guardi.
Bernardo Bellotto, entrato giovanissimo come apprendista nell’atelier dello
zio, si trovò in una condizione di assoluto privilegio, essendosi
risparmiato un faticoso iter formativo, per affrontare direttamente gli
specifici problemi del vedutismo. Questo vantaggio consentì all’allievo,
prodigiosamente dotato, di bruciare le tappe di una carriera folgorante,
portandolo ad operare al servizio delle prestigiose corti di Torino, Dresda,
Vienna, Monaco, Varsavia.
Le capitali europee vennero ritratte in opere di raro incantesimo, dove
l’equilibrio delle atmosfere immobili e la resa lenticolare degli edifici e
degli elementi paesaggistici si traduce in una pittura capace di conciliare
la limpidezza ottica della descrizione con la totalità dell’adesione
sentimentale. Facendosi interprete dei principi di civiltà illuministica,
l’artista immerge le vedute in una luce cristallina, tendenzialmente algida,
che rende uniforme la nitidezza dei volumi architettonici quale che sia la
distanza dall’occhio dell’osservatore: nulla deve turbare il rarefatto
equilibrio espressivo, la fiducia in un’esperienza ordinata, la suggestione
di una gabbia prospettica evocante uno spazio urbano perfettamente
misurabile.
Quando nel 1747 Bellotto giunge in Sassonia per operare al servizio della
più illuminata corte europea, Dresda era diventata il centro di irradiazione
dell’arte e della cultura tardo barocche e il suo aspetto aveva subìto un
profondo cambiamento per la lungimirante politica urbanistica e
architettonica di Augusto il Forte e di Augusto III, impegnati a trasformare
la capitale in una città di abbagliante bellezza.
L’arrivo di Bellotto coincise con l’ultimazione della maggior parte dei
cantieri: la città ricostruita “secondo ragione” era pronta e l’artista
veneziano ne divenne il cantore geniale in una stupenda serie di vedute. La
realtà fenomenica diventa forma urbis ideale e, come la Venezia di
Canaletto, (tramite le acqueforti di Antonio Visentini), anche la “Venezia
del Nord” di Bellotto assurse a mito la cui divulgazione a livello
internazionale venne affidata alle splendide traduzioni incisorie delle
vedute.
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